Ristorante Tre Olivi

Paestum (Sa)

Raccontare la terra, il “fare dell’uomo”, la tradizione e l’artigianato che ancora oggi sono vivi e sapienti in un territorio sempre molto fertile.

Questo è il “buon motivo” quale punto di partenza del progetto di restyling del Ristorante “Tre Olivi” presso il Savoy Beach Hotel di Paestum (Sa).

Un progetto che nasce dal cuore per raccontare una bella storia fatta di cose semplici ma di grande raffinatezza ed amore per il fare.

Si è partiti dall’Olivo, che oltre ad essere presente nel nome del ristorante, è uno degli elementi focali dell’antica civiltà contadina del territorio.

La scelta cromatica di contrastare l’intenso e chiaro colore dell’olivo con il legno di castagno spazzolato, scurito dal tempo e dal fare dell’uomo, nasce sempre dalla volontà di un “genius loci” che è imprescindibile del “fare” e del “fare bene”.

Legno a terra, colore olio alle pareti ed arredi su misura fanno la cornice ad un “unicum” che riscalda l’ambiente, l’ovatta e lo radica in un territorio pieno di grande storia e di enorme cultura.

Tre grandi canestri a soffitto realizzati in sottilissime strisce di legno di olivo diventano lampadari, ma anche nidi o canestri che rappresentano il Brand e la culla del ricevimento.

Dettagli, particolari, sapori e riflessioni che culminano nell’ingresso con la grande cantina disegnata “ad hoc” per cinquecento bottiglie di ottimo vino aziendale e di eccellenze italiane.

Il tutto è sapientemente amalgamato ad armonizzato da una luce perfetta, saggia e silenziosa che oltre a creare la giusta atmosfera ci consente di concentrarci sul piatto e sulla grandissima qualità del cibo, di farci interpretare i dettagli architettonici e di design, ma principalmente per farci stare bene in un “unicum” di giusto “benessere” per tutti i sensi.

L’acustica controllata,  le integrazioni dei sistemi tecnologici ed il suono completano il progetto. Ognuno con le proprie competenze e con il proprio sapere ha offerto il meglio per creare grande armonia e giungere a questa “nuova magia dei nostri giorni”.